Prevenzione alla legionella pneumophila

Per un ambiente sicuro e sano

Tecno Impianti propone un breve panoramica sulla legionella pneumophila, sui relativi rischi e sugli accorgimenti da adottare in ottica di prevenzione.

I primi casi diagnosticati

NeI 1976 un gruppo di ex-combattenti statunitensi si riunì per alcuni giorni nel più grande hotel di Filadelfia, il Bellevue Statford. Si doveva festeggiare il bicentenario dell’indipendenza. Gran parte degli ospiti accusò dei malesseri passeggeri, 221 dovettero essere ricoverati in ospedale. Ventinove morirono, nonostante le cure dei medici, per polmonite acuta.

Era chiaro che si trattava di un’epidemia, anche se gli scienziati non riuscivano ad isolare il batterio che aveva determinato tutte queste morti. Solo l’anno successivo il biologo Joseph Mc Dade riuscì ad identificare il batterio causa dell’epidemia e lo battezzò Legionella Pneumophila.
Si scoprì che il batterio si era sviluppato nei sistema di umidificazione U.T.A., ed era proliferato notevolmente a causa della mancanza di manutenzione del sistema: l’impianto presentava, infatti, sia incrostazioni calcaree che crescite microbiologiche, per mancanza totale di manutenzione e trattamenti preventivi dell’acqua di umidificazione.
 

Quali sono le fonti di questo microrganismo?

Il batterio è un gram negativo, che in laboratorio cresce solo su terreni di coltura specifici. È presente nell’ambiente esterno, nel terriccio, nell’acqua di fiumi, laghi, stagni, in tale elemento può rimanere in quiescenza anche per molti mesi e poi riprendere a replicare, quando le condizioni ambientali divengono idonee. Nell’acqua replica molto velocemente, se la temperatura si mantiene costante tra 30 e 40 °C, ed in presenza di un substrato organico dove attingere gli elementi vitali.

In considerazione del fatto che le fonti di Legionel Pneumophila (da qui in poi L.P.), che hanno implicato casi di malattia sono state individuate negli impianti di distribuzione dell’acqua sanitaria, impianti di condizionamento dell’aria di grosse dimensioni(UTA o CTA), torri di raffreddamento, abbiamo ritenuto opportuno studiare un sistema integrato di opere di prevenzione che partendo dalla complessità della “Struttura Ospedale” attui gli interventi finalizzati al controllo e contenimento del fenomeno.

Si vogliono prendere in considerazione, oltre a quelle canoniche già viste, altre aree impiantistiche, e/o macchine, che potrebbero costituire un subdolo ricettacolo del batterio ed una potenziale fonte d’infezione.

Le nostre ricerche e le considerazioni sullo svilupparsi del fenomeno hanno portato alla determinazione, che la prevenzione allo sviluppo della L.P. si fa non solo utilizzando specifici antibatterici ma anche e soprattutto applicando corrette norme igieniche, eliminando i substrati dove si annidano e sviluppano i batteri.
 

Acqua potabile calda o fredda

È per tale motivo che si devono mettere in atto quelle procedure che prevengono la formazione d’incrostazioni nelle tubazioni, scambiatori, U.T.A. rubinetti, comunque in ogni apparecchiatura che faccia uso d’acqua potabile.

Tali procedure sono tra l’altro consigliate da norme UNI, o imposte da leggi dello Stato. Vogliono, in questa sede, ricordare il DPR 236/1988, la norma UNI 8065, la Circolare 26 del 30/10/89 ed i D.L. n° 443 del 21 dic 1990 e n° 31 del 2 febbraio 2001 del Ministero della Sanità.
SIS utilizza l’addolcimento parziale, sino ad una durezza di 150 mg/l CaCO e la stabilizzazione con EUPHOS 10, polifosfato-ortosilicato.

La pratica dell’iperclorazione è effettuata con soluzione satura d’ipoclorito di calcio, utilizzando n sistema volumetrico proporzionale, combinato con un controllo redox, per garantire una Concentrazione in CI2 compresa fra 20 e 50 ppm, per tutto il tempo dell’operazione.

Tale sistema è poi utilizzato per assicurare alle utenze il corretto tasso di cloro anche in fase di normale esercizio dell’impianto.
 

Unità di trattamento aria – UTA o CTA

Per la notevole quantità d’aria e acqua (liquida o vapore) che trattano, tali macchine sono un’importante sito di proliferazione batterica. In considerazione delle caratteristiche dei materiali costituenti e per la difficoltà di eliminare totalmente residui, non si è ritenuto opportuno utilizzare il cloro attivo nelle pratiche di disinfezione.

Sono utilizzate miscele bilanciate di isotiazoloni. Il nome commerciale del prodotto è AG LAV.
La tecnica applicativa prevede dapprima la pulizia delle batterie di scambio calde e fredde, e degli eventuali recuperatori, con un detergente blandamente acido: DERFOX, la passivazione con un detergente a pH 9: AC CLEAN, l’irrorazione quindi, delle superfici perfettamente puite, con AG LAV, rispettando concentrazioni e tempi di contatto previsti dal protocollo d’uso.

derfox-ac-clean

1) applicazione di DERFOX o AC CLEAN
2) disinfezione con AG LAV

La prevenzione, nelle UTA in umidificazione o in fase di deumidificazione, si attua applicando le tavolette di FLOW: 3÷5 ogni macchina. La durata media dell’applicazione varia da 1 a 2 mesi.

Negli impianti tecnologici, oltre che svilupparsi nelle U.T.A., la Legionella pneumophila. prolifera nelle batterie che nelle pareti e nelle camere di umidificazione, nei ventilconvettori, nelle condutture dell’aria, sia in aspirazione che in mandata, nei filtri rotativi, nei filtri a tasca, nei filtri a pannello.

flow

Posizionamento delle tavolette di FLOW

 
Torri evaporative
Particolare attenzione si pone alla prevenzione delle incrostazioni e dello sviluppo batterico nelle torri evaporative, in considerazione che tali macchine sono ritenute una delle principali fonte di diffusione dei batteri della L.P.

La prevenzione delle incrostazioni è basata sul controllo dell’indice di stabilità del carbonato di calcio, utilizzando TW 17, un potente antincrostante, coadiuvato, se necessario, da un parziale addolcimento del reintegro e dal controllo automatico degli spurghi.

Il sistema di spurgo, basato sull’analisi in continuo della conducibilità, sarà tarato per mantenere, in presenza della corretta concentrazione di TW 17, un indice di Ryznar 3,5.
L’assenza d’incrostazioni, oltre che garantire una corretta conduzione tecnica degli impianti, determina una notevole diminuzione nella crescita di alghe e batteri.

Il trattamento antialghe è effettuato a dosi d’urto con AG 33, antibatterico specifico per toni evaporative. AG 33 non schiumeggia anche nelle condizioni di moto notevolmente turbolento dell’acqua di torre.
 
Ventilconvettori
Presentano problemi analoghi alle UTA, anche se di minore importanza; vengono sottoposti perciò allo stesso trattamento di base (pulizia con DERFOX e/o AC CLEAN), con eventuali modifiche nel caso presentino scarso sporcamento. In ogni caso viene effettuato il trattamento periodico con AG LAV. La prevenzione, nel periodo estivo, in fase di deumidificazione, si attua applicando le tavolette di FLOW, 1 ogni macchina. La durata media dell’applicazione varia da 2 a 4 mesi.
pulizia-disinfestazione-ventilconvettore

Pulizia e disinfezione di un ventilconvettore

 
Canalizzazioni dell’aria condizionata
Al termine delle operazioni di pulizia periodica ditali strutture, da praticare con i moderni sistemi che la tecnologia manutentiva offre, è necessario micronizzare AG LAV, con le modalità e nelle concentrazioni previste dal protocollo d’uso redatto dal produttore.
 
Acqua antincendio
Il trattamento antibatterico deve essere effettuato sia per mantenere efficiente il sistema in caso di necessità, sia per prevenire le diffusioni batteriche durante le prove, dell’impianto.
Il prodotto utilizzato è AG 10.

Vi esponiamo inoltre alcuni paragrafi dell’accordo stato-regione del 13/2005 relativo alle strutture turistico – ricettive
 

“CONFERENZA PERMANENTE PER I RAPPORTI TRA LO STATO LE REGIONI E LE PROVINCE AUTONOME DI TRENTO E BOLZANO”
PROVVEDIMENTO 13 gennaio 2005

 
Accordo, ai sensi dell’articolo 4 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, tra il Ministro della salute e le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, avente ad oggetto «Linee guida recanti indicazioni sulla legionellosi per i gestori di strutture turistico-ricettive e termali».

1. Obiettivi

La finalità del presente accordo è quella di offrire ai direttori di strutture turistico-ricettive e termali: gli elementi di giudizio per la valutazione del rischio legionellosi in dette strutture; norme di comportamento che riducano al minimo tale rischio.

2. Misure di prevenzione per la riduzione del rischio

  • svuotare, disincrostare e disinfettare i serbatoi d’accumulo dell’acqua calda (compresi gli scalda acqua elettrici) almeno due volte l’anno e ripristinarne il funzionamento dopo accurato lavaggio;
  • disinfettare il circuito dell’acqua calda con cloro ad elevata concentrazione (cloro residuo libero pari a 50 ppm per un’ora o 20 ppm per due ore) o con altri metodi di comprovata efficacia dopo interventi sugli scambiatori di calore e all’inizio della stagione turistica;
  • pulire e disinfettare tutti i filtri dell’acqua regolarmente ogni 1-3 mesi;
  • se possibile, ispezionare l’interno dei serbatoi d’acqua fredda, e comunque disinfettare almeno una volta l’anno con 50 mg/l di cloro per un’ora. Nel caso ci siano depositi o sporcizia, provvedere prima alla pulizia. La stessa operazione deve essere effettuata a fronte di lavori che possono aver dato luogo a contaminazioni o ad un possibile ingresso d’acqua non potabile;

3. Misure da porre in essere in presenza di rischio

Se in una struttura turistico-recettiva si evidenzia la presenza di un potenziale rischio (es. la temperatura dell’acqua calda è inferiore a quella raccomandata; la concentrazione di disinfettante non raggiunge il livello necessario per l’abbattimento della carica batterica; o, altro) si deve effettuare un campionamento dell’acqua per la ricerca di Legionella, in un numero di siti che siano rappresentativi di tutto l’impianto idrico, e comunque non inferiore a sei.

3.1. Siti di campionamento

I siti da cui effettuare il campionamento sono i seguenti:
rete dell’acqua fredda:

  • serbatoio dell’acqua (possibilmente dalla base);
  • il punto più distale dal serbatoio;

rete dell’acqua calda:

  • la base del serbatoio dell’acqua calda vicino alle valvole di scarico;
  • ricircolo dell’acqua calda;
  • almeno 2 siti di erogazione lontani dal serbatoio dell’acqua calda (docce, rubinetti).

 
Per limitare ulteriormente il rischio di contaminazione di colonie batteriche, tra cui Legionella Pneumophila, Pseudomonas Aeruginosa, Clostridium perfringens e batteri coliformi, è consigliato addolcire l’acqua, quantomeno quella in ingresso al bollitore, e condizionarla con EUPHOS, condizionante chimico anti incrostante- anticorrosivo, e AG80CL, biocida antilegionella-antibatterico. Questo specifico trattamento, evita la formazione di incrostazione calcaree (e quindi di biofilm, nel quale si diffondono e proliferano i batteri) e protegge l’impianto dall’inquinamento batterico.

Copyright 2014 Tecno Impianti di Semenzato Claudio & C snc - P.IVA 02187190273 - amministrazione@tecno-impiantisnc.191.it
via C. Colombo II Ramo, 2 - Jesolo VE - Tel. 0421350559 - Fax: 0421 369910
powered by
Chiamaci ora